LO STRUMENTARIO


 

Chanter gaita galiziana re, La=440 Hz, bosso: Alfonso Castro, Pontevedra (SPAGNA), 2005
Chanter per piva in sol, La=440 Hz: Franco Calanca, 2006
Flauto dolce soprano in do, La=440 Hz + 415 Hz, bosso: Thomas Prescott (USA), 1997
Flauto dolce contralto in fa, La=440 Hz + 415 Hz, bosso: Thomas Prescott (USA), 1998
Gaita galiziana in do, La=440 Hz, bosso: Afonso Castro, Pontevedra (SPAGNA), 2001

Gaita galiziana in do, La=440 Hz, grenadillo: Lis Latas, Lugo (SPAGNA), 2008
Ghironda cassa a liuto in sol-do, La=440 Hz: Paolo Coriani, Modena, 2003
Tamburo a bandoliera: David Roman, Berlin (GERMANY), 2006

Davul: David Roman, Berlin (GERMANY), 2010

Tin whistle in re, ottone: Burke Whistles, (USA), 2008

                                                                                             

                    

 GAITA GALIZIANA

gaita

La gaita galiziana o "gaita de fole" è la cornamusa tradizionale utilizzata in Galizia (Spagna) e in Portogallo. La parola "gaita" è utilizzata in galiziano, spagnolo, asturiano e portoghese come termine generico per indicare la cornamusa.

Esattamente come "Northumbrian smallpipe"' o "Great Highland Bagpipe", ogni paese e regione attribuisce il suo toponimo al nome della rispettiva gaita: gaita galega (Galizia), gaita trasmontana (Trás-os-Montes), gaita asturiana (Asturie), gaita sanabresa (Sanabria), sac de gemecs (Catalogna), gaita de boto or gaita aragonesa (Aragón), etc

 

 

E' possibile che il nome derivi da ghaita (scritto anche rhaita in Marocco e algaita in Nigeria), un oboe nordafricano simile alla zurna il cui nome deriva da una parola araba che significa "fattoria": Ma può anche essere che derivi da cornamuse dell'Est Europa che portano nomi simili, come gaida, gajda, and gajdy, ma la relazione linguistica, se c'è, tra questi strumenti è ancora poco chiara.

Infine, secondo l'interpretazione del famoso linguista Joan Corominas, il nome potrebbe derivare da una radice gotica, gaits o gata (capra),in quanto la sacca è fatta con la pelle di quest'animale; il gotico veniva parlato in Spagna fino all'VIII sec. a causa delle invasioni dei Visigoti.

 

GaitaGalega_parti

La gaita si compone di una canna melodica conica ad ancia doppia, il chanter (punteiro) avente una nona circa di estensione, di un bordone cilindrico ad ancia semplice (roncòn) e di una seconda canna di bordone più acuta, detta ronqueta. Talvolta può aggiungersi un terzo bordone detto ronquillo.

Le tonalità tradizionali sono: Do (gaita grileira), Re e Si Bemolle. Bande di gaite galiziane sono diventate molto popolari in questi ultimi anni. Lo stile tipico con cui si suonano questi strumenti è generalmente con due gaite nella stessa tonalità che suonano la melodia per terze o per seste.
 


PIVA EMILIANA

La piva o piva emiliana è una cornamusa in uso nell'Appennino piacentino e parmense. Nel Piacentino si diffuse prevalentemente nelle valli del Nure e dell'Arda, mentre nelle restanti vallate prese piede l'utilizzo della müsa apenninica (quest'ultima venne utilizzata fino agli anni trenta del secolo scorso, prima di essere sostituita dalla fisarmonica, come strumento di accompagnamento del piffero, per le musiche delle "quattro province" che costituiscono l'area culturale formata dalle valli montane delle province di Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza). L'uso di questo strumento venne abbandonato nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Era uno strumento solista usato prevalentemente per il ballo. Dagli anni ottanta del secolo scorso è iniziato un recupero dello strumento ad opera di numerosi gruppi musicali attivi nel modenese e in altre zone dell'Emilia-Romagna.

La piva è composta da una canna con fori digitali (chanter o s-cella in dialetto parmense), da due canne di bordone (maggiore e minore) e da una detta insufflatore. Tutte e tre sono inserite in un otre di pelle che costitusce il serbatoio dell'aria. L'otre è in pelle conciata, tradizionalmente di capretto, che viene cucita nella parte posteriore e si utilizzano le aperture di collo e zampe anteriori per l'iserimento, del chanter e dei bordoni, mentre viene fatto un apposito taglio per l'insufflatore. Il chanter, ad ancia doppia, è costruito in un unico pezzo di legno, lavorato al tornio, con sette fori per le dita nella sua parte anteriore, il foro per il mignolo è doppio per permettore l'uso dello strumento a destrimani e mancini (quello non utilizzato viene tappato con cera). Possiede altri fori chiusi detti di intonazione.

Il bordone minore, ad ancia semplice, è costituito da due pezzi, lavorati al tornio, produce un suono un'ottava sotto rispetto alla nota più grave del chanter, viene tenuto appoggiato all'avambraccio. Il bordone maggiore, ad ancia semplice, è costituito da tre pezzi e produce un suono due ottave sotto alla nota più grave del chanter, la canna del bordone maggiore viene tenuta appoggiata alla spalla. Il fatto che i bordoni siano composti da più pezzi permette al musicista di accordarli prima di suonare, accorciando o allungando la lunghezza complessiva delle canne facendo scorrere avanti e indietro i singoli segmenti delle parti in innesto. L'insufflatore permette al musicista di immettere il fiato dentro l'otre che lo distribuisce in modo costante a chanter e bordoni, con la pressione che l'avambraccio esercita sull'otre stessa.

Alcune pive raccolte da Ettore Guatelli sono conservate al Museo etnografico di Ozzano Taro (PR).

Il Piffero è identico al Chanter della Piva, è nella stessa tonalità (sol), ha la stessa estensione e diteggiatura. L’unica differenza risiede nel fatto che l’aria viene immessa direttamente dal suonatore nello strumento, non essendoci una sacca. Deriva dall'antico ciaramello medioevale della famiglia delle bombarde, progenitrici dell'oboe moderno. L'ancia di questo strumento, realizzata in canna o in plastica, è collocata in una "piruette" (bocchino chiamato musotto), particolarità, unica in Italia, che ha in comune con gli oboe orientali e antichi.

Nel nostro caso suoniamo il piffero a bocca oppure inserendolo nella sacca della cornamusa, a seconda dei brani.

 



 

 GHIRONDA


 

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La Ghironda e' uno strumento musicale a corde di origini antichissime tuttora usato in molti paesi europei per l'esecuzione di musiche delle tradizioni popolari.

Le corde sono poste in vibrazione dallo sfregamento del bordo di una ruota azionata per mezzo di una manovella, il bordo della ruota deve essere cosparso di pece, le corde invece sono fasciate con una minima quantita' di cotone che migliora il suono ed evita allo stesso tempo di consumare eccessivamente le parti in sfregamento.

 

Le corde vengono azionate da una tastiera i cui tasti scorrono in un'apposita struttura applicata al piano armonico e sono disposti su due file con i colori generalmente invertiti rispetto alla tastiera del pianoforte.

L'aspetto piu' difficoltoso dello strumento e' dato dall'azionamento della "trompette", ovvero di una corda non tastata che provoca il tipico ronzio ritmico a seconda del tempo e dalla velocita' del brano eseguito, e che costringe il suonatore a sincronizzare le due mani con movimenti poco naturali e non riscontrabili nell'uso di nessun altro strumento musicale.

La Ghironda si tiene normalmente poggiata sulle gambe del suonatore, ma si puo' suonare anche in piedi.
Secondo la postura adottata una o piu' cinghie fissano lo strumento al corpo.
Per quanto riguarda l'origine della Ghironda, la sua storia inizio' accompagnando il canto gregoriano per divenire poi un tipico arnese di lavoro per menestrelli e mendicanti girovaghi fino a raggiungere il massimo della sua evoluzione quando venne utilizzata nelle corti francesi del XVIII secolo.
Chiaramente l'ingresso a corte di strumenti popolari richiese un adattamento estetico e funzionale consono alla nuova collocazione.

 



 FLAUTO DOLCE

 

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sm. [sec. XIII; dal provenzale flaut]. Strumento a fiato a canna cilindrica, in legno o in metallo. Si distingue in flauto diritto e flauto traverso. Il flauto diritto, o dolce (Blockflöte, recorder), di antichissima origine, ha l'imboccatura a becco e ha assunto forma definitiva nel sec. XVI, costituendosi in un'intera famiglia. Costruito in legno, presenta 7 fori anteriori e uno posteriore; ha un suono assai dolce, esile ma di intensità costante. Una varietà di flauto diritto ampiamente in uso durante l'epoca barocca fu il flagioletto. Nel sec. XVIII il flauto diritto fu soppiantato dal flauto traverso (già in uso dal sec. XII), la cui imboccatura è costituita da un foro circolare contro il cui bordo si infrange il soffio dell'esecutore, che tiene lo strumento in posizione orizzontale parallelamente alla bocca. La purezza del timbro, la sua versatilità espressiva nei diversi registri, la brillantezza degli acuti, l'agilità hanno determinato l'ampia fortuna del flauto traverso, componente dell'orchestra fin dal sec. XVIII e molto usato come strumento solista anche nel XX (con una parentesi di minore fortuna in età romantica). Il flauto moderno, costruito in metalli pregiati, in genere in argento o eccezionalmente in oro, presenta 14 fori e un sistema di chiavi introdotto da Böhm. Il flauto ha un valore magico nei racconti fiabeschi, in cui spesso si parla di flauto ricavati da un osso di una persona uccisa, e il cui suono rivela l'assassinio. Notissimo è il racconto del flauto magico di Hamelin, il cui suono trascinò tutti i bambini della città nelle viscere di una montagna




 

TAMBURO

sm. Nome di una categoria di strumenti a percussione formati da una cassa di risonanza, generalmente cilindrica, e da un corpo vibrante, generalmente una pelle conciata. Il tamburo è noto praticamente a tutti i popoli fin dalla più lontana antichità: dalle forme più semplici, molto simili a quelle preistoriche, costituite da un pezzo di corteccia o di pelle mantenuto teso fra le cosce o su una buca (usate anche in tempi più recenti dagli australiani e da qualche tribù india sudamericana) si passa a quelle ricavate da un blocco di legno cavo all'interno e sospeso in aria (a questo tipo appartiene anche il tam-tam). I tamburi più complessi sono costituiti da una cassa cilindrica, biconica, emisferica, a botte, spesso artisticamente lavorata, su una cui base (talvolta su entrambe) viene tesa una pelle conciata ; diametro e lunghezza della cassa, nonché spessore della pelle variano sia in rapporto al suono che s'intende ottenere sia all'uso dello strumento, tra i più diffusi durante riti, cerimonie, danze. Esistono inoltre tamburi con casse in terracotta disposti in serie di dimensioni diverse; esempi di tali strumenti si hanno anche da alcuni siti preistorici della Bucovina e della Germania, oltre che dall'Asia. La decorazione e talvolta il modo in cui viene fissata la membrana risonante rispondono spesso a precisi significati magico-rituali. Il tamburo viene usato, di norma, percuotendolo con le mani; per ottenere suoni diversi s'impiegano anche bacchette di legno, spesso con la testa rivestita di materiali diversi. Le caratteristiche del tamburo non variano nell'ambito della musica colta occidentale. Nel tamburo militare la sonorità è modificata dalla presenza di due corde di minugia o di metallo tese sulla pelle inferiore. Lo strumento viene percosso con bastoni o mazze.


 

TIN WHISTLE

 

 

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Il Tin whistle o pennywhistle (in gaelico: feadòg o feadóg stáin) è un flauto a fischietto, a sei fori, usato nella musica popolare irlandese e delle Isole Britanniche, appartenente alla stessa famiglia del flauto dolce.

Il suo nome (fischietto di latta o fischietto da un soldo) deriva dal materiale più spesso usato per la sua fabbricazione (la latta: sono comunque abbastanza comuni anche esemplari fabbricati in una varietà di legni duri) e dalla economicità che ne consegue.

Gli esemplari più comuni sono intonati in Re (avendo come nota più grave il Re5) hanno corpo metallico cilindirico o leggermente conico: il fischietto di plastica è incollato ad una delle estremità. L'estensione del tin whistle è due ottave e, come molti strumenti usati nella musica popolare, è uno strumento diatonico: il tin whistle in Re può produrre le scale di Re maggiore e Sol maggiore. Per questo, il tin whistle è prodotto in una varietà d'intonazioni: dopo lo strumento in Re, i più comuni sono quelli intonati in Do. La diteggiatura del tin whistle è quasi identica a quella del flauto irlandese.

Il tin whistle è oggi lo strumento irlandese più diffuso nel mondo.
Spesso considerato uno strumento minore, il tin whistle è tuttavia utilizzato, spesso con grande virtuosismo, da diversi gruppi di musica tradizionale: inoltre, la maggior parte dei flautisti lo usano come secondo strumento.

 
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